23 May 2012

Tomaso ed Elisabetta: Storia di un'ingiustizia sotto silenzio

Care ragazze oggi troverete un post un po' diverso dal solito.. un post che parla di un incubo che, da due anni a questa parte, stanno vivendo Elisabetta e Tomaso.
Ho copiato e incollato questa intervista dal blog Metabolè nel quale Cinzia, autrice nonché mia amica, ha trascritto l'intervista fatta alla madre di Tomaso.

Vi prego di leggere la storia, vi assicuro che una volta iniziato non vorrete più smettere tanto vi toccherà il cuore e vi indignerà!
E' necessario divulgare il più possibile questa storia in modo da sensibilizzare sempre più persone e ridare una speranza a questi due ragazzi.
Grazie di cuore per la vostra attenzione!

Annalisa.

Finalmente ci siamo. Questa è una storia che ha davvero dell’incredibile. Ne sono venuta a conoscenza circa due anni fa, non perché l’ho letta su qualche giornale, non perché l’ho sentita al telegiornale ma solo perché io, Elisabetta e Tomaso abbiamo un amico in comune.

Nel febbraio 2010, tre ragazzi di nome Elisabetta, Francesco e Tomaso erano in viaggio per l’India da più di un mese. All’inizio il gruppo degli italiani era di circa 15 ragazzi, poi, tra chi torna a casa e chi cambia itinerario la comitiva si separa e rimangono loro tre, Elisabetta e Francesco fidanzati, Tomaso loro amico, amicizia nata a Londra dove si erano conosciuti per lavoro e rimasta intatta negli anni. Giunti appunto agli sgoccioli della vacanza decidono un’ultima tappa, Varanasi, la città più sacra dell’India sulle rive del Gange. Rimasti con pochi soldi, per risparmiare decidono di dividersi una stanza d’albergo in tre. Dopo una giornata di visite tornano in albergo, ordinano del riso per cena e vanno a dormire. La prima ad alzarsi alle otto è Elisabetta, che cerca di svegliare Francesco che non risponde. I ragazzi si allarmano moltissimo e chiamano subito la reception chiedendo un’ambulanza. Arriverà invece un taxi e all’ospedale il medico, fumandosi una sigaretta lo ausculta e dice “He’s gone”.

Da li comincia un incubo. I ragazzi sono sconvolti, chiedono almeno che il corpo sia portato via dal corridoio ma non esistono celle frigorifere, cosi lo rinchiudono in uno sgabuzzino pieno di topi. Durante la notte la polizia irrompe nella loro stanza d’albergo, chiedendo i passaporti per accertamenti, mettono un piantone fuori dalla porta e iniziano a gridare “perché l’avete ucciso?”

Questa storia finisce nel peggiore dei modi, i ragazzi vengono arrestati, accusati di omicidio volontario. Accusa basata unicamente sul racconto del manager dell’hotel che parla di triangolo amoroso avvalorato dal fatto che i tre “dormivano insieme nella stessa stanza”.

L’autopsia, effettuata non da un medico legale ma da un oculista, parla di lividi sul collo e di strangolamento. Il processo si svolge quasi tutto in hindi e ai due italiani viene negato l’interprete.

Purtroppo in questa vicenda, sono stati commessi degli errori colossali da parte dell’autorità giudiziaria indiana.

A) Il corpo di Francesco una volta arrivati in ospedale, è stato tenuto per molte ore all’interno di uno sgabuzzino, dove topi e simili gli hanno provocato delle ferite sul corpo.

B) Chi ha svolto l’autopsia sul corpo, non è stato un medico legale, e nemmeno un medico generale, ma un semplice “ SPECIALISTA IN OCULISTICA”.

Ebbene, il giudice che li ha processati, ha dichiarato i ragazzi colpevoli, chiedendo “CARCERE A VITA” infatti secondo il giudice stesso Francesco è stato ucciso “ per un triangolo amoroso”.
Questo è in breve quello che è accaduto, da quel giorno sono passati più di due anni, Elisabetta e Tomaso sono ancora là, rinchiusi in carcere, con condizioni igieniche spaventose, dormono per terra su di una stuoia, le latrine sono a vista e svuotate una volta ogni tanto, mangiano solo riso e lenticchie da 24 mesi e il silenzio delle nostre istituzioni verso questa storia è terribilmente assordante.

Personalmente sono rimasta parecchio colpita dall’accaduto a questi due ragazzi, è inaccettabile il trattamento che stanno subendo dal governo indiano (e dal nostro governo): per questo spero che nel mio piccolo questo post aiuti a diffondere la conoscenza di questa difficile situazione.
Marina è la mamma di Tomaso, che ovviamente vive un inferno da due anni e a lei è dedicata questa intervista.

Marina prima di tutto le chiedo di integrare (se lo ritiene opportuno) quanto ho scritto io qui sopra e di rettificare se ho scritto qualche inesattezza, in modo che tutti sappiano esattamente come sono andate le cose.

La storia da Lei descritta corrisponde a grandi linee al vero, sarebbe troppo lungo e complesso sia integrarla che correggerla.

Come sono stati questi due anni nel carcere di Varanasi , che cosa raccontano i ragazzi? Ogni quanto riuscite ad andare a trovarli?

I ragazzi stanno reggendo bene allo stress ed alle cattive condizioni di detenzione. Vivono in “barak”, grossi capannoni, Elisabetta insieme a 60/70 detenute e Tomaso insieme a 140 detenuti, hanno a disposizione un piccolo spazio di circa 2m x 3, dove il letto è composto da stuoie sovrapposte, lo zaino con i pochi effetti personali appeso alla parete. La maggioranza dei loro compagni parla solo l’hindi, le donne sono quasi tutte analfabete. Il cibo fornito è vegetariano, non gli è mai stato concessa l’assunzione di pollo, pesce o altri alimenti anche se in India vengono regolarmente consumati. Bevono l’acqua attinta da un pozzo all’interno del carcere e hanno spesso problemi di allergie e disturbi legati alla cattiva alimentazione priva di proteine e vitamine. Da ventisette mesi chiediamo inutilmente la concessione di una telefonata ogni quindici giorni, diritto sancito da una convenzione internazionale firmata anche dall’India. Abbiamo diritto a due visite mensili in carcere e quando io e mio marito andiamo a trovarli i colloqui avvengono sotto un porticato all’aperto, la durata dei colloqui non dura più di 2 ore. Per avere visite extra, dobbiamo pagare e sperare nella benevolenza del Direttore del carcere. Dal 7 Febbraio 2010, data dell’arresto a oggi siamo andati ben dodici volte a Varanasi.
Come mai secondo lei i media si occupano così poco del vostro caso, mentre per esempio per i marò l’attenzione è sempre alta.

E’ una domanda alla quale mi sono data tante risposte, ma sinceramente, ancora oggi non capisco questo “silenzio mediatico”, sembra quasi che una mano invisibile blocchi la divulgazione di questa notizia. Ultimamente, dopo la vicenda dei due marò, abbiamo avuto un po’ più di spazio sui maggiori quotidiani, su qualche settimanale e qualche passaggio sui telegiornali, soprattutto quelli locali, ma tutto finisce nel dimenticatoio molto in fretta.

So che l’iter legale dei ragazzi è sempre stato preda di lungaggini e ritardi, ora ho letto che c’è il rischio che anche l’appello slitti a settembre, come pensate di reagire a questo ennesimo motivo che non fa altro che prolungare l’incubo per voi e per i ragazzi.

Purtroppo non possiamo fare altro che aspettare, questo è il verbo più ricorrente in questa assurda vicenda. Dobbiamo avere fiducia nell’operato dei nostri legali indiani, che peraltro sono dello stesso Studio Legale che difende i due marò. Da metà maggio e per tutto giugno i Tribunali indiani sono chiusi per la vacanze estive. Alla ripresa dei lavori, i primi di luglio, verranno presentate istanze di sollecito per la messa a calendario del Processo di Appello presso la High Court di Allahabad che speriamo abbia inizio nel mese di settembre. Il 26 Marzo scorso siamo stati ricevuti a Roma dal Sottosegretario Staffan De Mistura il quale ci ha assicurato il suo pieno appoggio e l’interessamento delle nostre Istituzioni che sono perfettamente a conoscenza del caso e dell’innocenza dei ragazzi, ma ad oggi non abbiamo notato né un cambiamento né un miglioramento tangibile.

Marina se pensa che possiamo essere utili in qualche modo, la prego di scriverlo su questo post, grazie di avermi dato la possibilità di intervistarla.

L’aiuto che chiediamo a tutti è la divulgazione di questa storia assurda, l’adesione al Gruppo su Facebook “Tomaso Libero” e a quello di “Elisabetta Boncompagni”, la partecipazione ad ogni iniziativa verrà intrapresa dall’associazione “Alziamo la voce” che è nata per aiutare anche economicamente la nostra famiglia e quella di Elisabetta a far fronte alle ingenti spese legali che abbiamo già affrontato in questi due anni e mezzo e a quelle che dovremo ancora affrontare in futuro per riuscire a far tornare a casa LIBERI i ragazzi.

So che i miei followers aderiranno, ne sono certa, qui sotto trovate tutti i link, aiutiamo questi ragazzi e questa famiglia, sono storie incredibili ma che possono capitare. Grazie Marina, grazie a voi per l'aiuto che le darete.

7 comments:

  1. Grazie Annalisa... E' veramente un grande aiuto. Ti abbraccio!

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    1. Figurati Cinzia, mi è sembrato davvero il minimo e non mi è costato nulla! ;) Un abbraccio anche a te!

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  2. Mi sono iscritta al gruppo facebook, e ora pubblico anche il link sulla mia pagina. Incredibile che nessuno ne parli!!! Speriamo che questi poveri ragazzi tornino presto a casa. Silvana

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    1. Silvana grazie di cuore davvero! E speriamo che si muova qualcosa in fretta!

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  3. questa storia è allucinante, ho raccolto il tuo invito e ne ho parlato sul mio blog, spero che molti seguano il tuo esempio. Bacione e spero ti sia divertita dalla tua amica!

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    1. Grazie Helga... sei il solito angelo! :) La gita a Birmingham è andata bene.. presto ne parlerò! ;)

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  4. Grazie anche a te Helga, di cuore!

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